Oibò, alzo lo sguardo e vedo (lo vedete anche voi) il banner che annuncia la prossima edizone del festival internazionale del fumetto Bilbolbul. Allora penso alla mostra-mercato che si teneva a Palazzo Re Enzo , quando era ancora il secolo scorso e a me spuntava a stento la prima peluria sul labbro. Leggevo un sacco di giornalini a quel tempo: la Marvel (dopo l’antitifica, in quinta elementare, con la febbre a 40, mi ero convinto che mia madre avesse scoperto che ero l’Uomo Ragno), Alan Ford, Diabolik, il Mago, i vecchi Linus che avevamo in casa erano le mie principali testate di riferimento. Quell’anno, alla mostra del fumetto c’era anche il banchetto di un gruppo di giovinastri poco più grandi di me che promuovevano il neonato C.G.A.F., acronimo un po’ cacofonico che stava per Club Giovani Amici del Fumetto. Mi iscrissi e mi venne data la tessera numero 62. Tra i promotori c’era Andrea Plazzi, che allora tentatava di imitare Jack Kirby (per diventarne poi uno dei principali esegeti) e che oggi è uno dei più preparati e appassionati esperti che possiamo vantare in Italia. La loro (la nostra) fanzine si sarebbe trasformata in Fumo di China, auterovolissima pubblicazione di critica dedicata al mondo dei comics. Poi, ogni due anni, ci si ritrovava sotto al pallone di Lucca, quando Lucca era una specie di Shangri-La del fumetto e del cinema d’animazione, inventata e diretta da quello strardinario personaggio che fu Rinaldo Traini. Pazienza e co. avevano appena cominciato a mettere mano a Cannibale e dei Valvolinici ancora non v’era traccia, ma Bologna ribolliva di intenti e talenti che sarebbero esplosi di lì a poco. In città, per il momento, la legge continuavano a dettarla Roberto Raviola, detto Magnus ed il suo amico Franco Bonvicini.
Comunque, viva i giornaletti. (qualcuno di voi ha la tessera del C.G.A.F.?)