Bonobo mi ha fregato la catena della bici. Gli ho chiesto: -perché?- e lui mi ha risposto che gli serviva per il prossimo mercoledì, che vuole incatenarsi a una ringhiera al Dopolavoro Ferroviario di Via Serlio. -Ma sei scemo?- gli ho detto. -Ma sei scemo tu!- ha esclamato tutto stizzito -ecchenonlosai che qua il 31 vogliono sbaraccare tutto?-. Orca, in effetti, sì, lo avevo sentito. Quelli della Società Grandi Stazioni, che son poi i padroni, dicono che se i locatari (tipo l’Arena Puccini, tipo il Locomotiv, tipo il ristorante la Ravintola dove Bonobo ha un po’ di amiche e amici) non sganciano 50mila euro per il 2010, possono anche cercarsi un altro posto dove fare le loro cose. Che poi non sono mica così loro. O non solo loro. Sono anche vostre, mie e di tutti quelli che in via Serlio ci vanno perché c’è della gente così eccentrica e strana che perde tempo a fare cultura e magari a volte ci rimette pure, ma continua a farla. Mica come Trenitalia, che a rimetterci son solo gli utenti e mai i gestori. Ma questa è un’altra storia. Dunque, per capirci, la Società Grandi Stazioni arrivera mercoledì 31 in via Serlio, accompagnata dagli ufficiali giudiziari e se non troveranno i soldi che hanno chiesto a tutte le associazioni del Dopolavoro, faranno sgomberare l’area. Poi sicuramente la lasceranno vuota e inutilizzata e allora niente più film d’estate e niente concerti d’inverno. Niente di niente. Per 20mila miserabili euro che chissà poi cosa ci faranno di così importante. Così ho detto a Bonobo di restituirmi la catena, che quel mercoledì servirà a me. Al massimo ci possiamo incatenare in due con la stessa catena, così risparmiamo. A meno che il commissario Cancellieri non realizzi per tempo che a Bologna si sta per consumare l’ennesimo scempio e faccia qualcosa per evitare lo sgombero. Intanto Bonobo continua a canticchiare -Chi non occupa preoccupa-. Mi devo preoccupare?
Archive for the ‘Cose che capitano’ Category
Una città in catene
Thursday, March 25th, 2010Roll over Berlusconi (and thanks, Jon)
Wednesday, March 24th, 2010
Bonobo deve ringraziare il suo amico sapiens Jonathan per la segnalazione. Lo ringrazio io e ringrazio pure Costantino della Gherardesca che ci informa della recente pubblicazione di una spassosa variazione del celebre hit di Chuck Berry ‘Roll over Beethoven’. Al posto del grande compositore tedesco, c’è il nostro (vabbè, il vostro…vabbè, di qualcuno) Presidente del Consiglio.
Ad eseguirla, quel grand’uomo di Eugene Chadbourne, musicista serissimo, capace però di farsi anche quattro risate, soprattutto quando pensa a Berlusconi.
Per ascoltare il brano fatevi un giretto sul sito di Costantino. C’è pure il testo.
Grazie per la solidarietà Eugene.
Il Centimento
Friday, March 5th, 2010
Dieci anni fa moriva un poeta. Il suo nome era Gilberto Centi. Molti lo hanno conosciuto, molti probabilmente non hanno nemmeno mai sentito il suo nome.
Fare il poeta è una sorta di sublime condanna. Creare, spesso, senza farsi capire e frequentare i margini, i cigli, gli orli che precedono il baratro. Eleggere il filo di una lama a propria strada e seguirla, ferendosi, fino al passo finale.
Domenica prossima si celebrerà la prima giornata del Centimento, dedicata alla vita e all’opera (del resto, una cosa sola) di questo “guerrigliero della comunicazione e agitatore della poesia”, che aveva occhi e orecchie per tutti coloro che provavano a seguire il suo stesso cammino.
Si comincia alle 18, al Centro Civico Lame, in via Marco Polo 53.
video di Luca Parmeggiani
Gil, Al e il lancio di banane
Thursday, March 4th, 2010Avete mai sentito Bonobo bestemmiare come un camallo? Io sì, appena ha scoperto che Gil Scott Heron non sarà al Naima Club di Forlì il 23 aprile, come ipotizzato dal patron Michele Minisci. E nemmeno il 24 o il 25. Al suo posto ci sarà Al Di Meola. Ho provato a fargli ascoltare un paio di pezzi a Bonobo, ma a metà del secondo ha cominciato a tirarmi addosso la sua scorta di banane. Ora che ha visto che Gil suonerà a Londra il 24 aprile, Bonobo si è attaccato al sito della Ryanair in cerca di un volo bazza. Che faccio, vado con lui?
Artists united for Saint Stephen: don’t write that song!
Wednesday, February 24th, 2010
L’idea mi sembra buona. Anzi, persino migliore dei periodici ritrovini di stars della musica internazionale, ogni volta che una sciagura si abbatte su questo pianeta. L’idea di raccogliere fondi per restaurare il complesso delle chiese di Santo Stefano è lodevole, anche perché facilmente quantificabile e monitorabile da chi (e speriamo siano in molti) deciderà di pagare i 15 euro di biglietto per il grande concerto dei musicisti bolognesi autoconvocati in data 23 marzo.
La ballotta è sempre quella: Dalla, Bersani, Morandi, Carboni, Mingardi e gli Stadio guidati da Gaetano Curreri, ideatore di questo concerto benefit. Ma c’è un ma. Curreri (forse in un eccesso di zelo) ha ipotizzato che possa essere scritto un brano per l’occasione e questo un po’ mi preoccupa. Inviterei Curreri a riascoltarsi per diceci volte di fila (ma in fondo ne basterebbe una), la canzone concepita e purtroppo partorita in occasione del terremoto in Abruzzo. Ma anche le lagne canterine pro Haiti potrebbero servire da deterrente. Gli è che in questi casi, nemmeno gli autori più smaliziati (e Curreri è un eccellente autore) riescono a sottrarsi alla lacrimosa e sfiancante retorica della solidarietà. Dunque, agli Stadio e al resto della compagnia suggeriamo pacatamente di suonare le tante e gloriose canzoni dei rispettivi repertori evitando accuratamente di cedere ad improvvidi slanci creativi.
Poi magari Curreri fa di testa sua, scrive un capolavoro della musica italiana e io e Bonobo (che è d’accordo con me) veniamo clamorosamente sconfessati.
Buon per gli Stadio, buon per le Sette chiese.
Aggiornamenti plenari (nonostante Bonobo)
Monday, February 22nd, 2010
Se lunedì scorso, presso la sede dell’ASER di Strada Maggiore qualcuno avesse visto un aspirante pubblicista, peloso, parecchio basso di statura, con l’aria un po’ sperduta, bene, era il mio amico Bonobo a cui avevo consigliato di ascoltare cosa si sarebbe detto alla prima riunione plenaria di giornalisti e collaboratori freelance, convocata dal Free Ccp dell’Emilia Romagna. Quando è tornato gli ho chiesto di farmi il riassunto, ma come al solito lui ha fatto una serie di gesti incomprensibili e poi se ne andato in camera sua a mangiarsi una banana. Così per farmi un’idea di quello che è successo (e qualcosa, per Diana, è successo!) ho fatto un salto sul blog del Free Ccp e finalmente adesso ne so più di prima.
Free Ci ci pì, avanti così! (questo lo aggiunto Bonobo che è già entusiasta).
C’era una volta e ora non c’è più
Friday, February 19th, 2010
Alla fine della proiezione verrebbe da chiedersi: ma è necessaria un’altra guerra mondiale per riportare nel consorzio umano, almeno quello bolognese, un po’ di senso della cosa pubblica? Già, perché lo splendido documentario di Michele Mellara e Alessandro Rossi, ‘La febbre del fare‘, una ricostruzione della storia amministrativa di questa città, dal 1945 al 1980, questo ci spinge a pensare. Hai voglia a non fare il confronto con i mala tempora che corrono sgangheratamente sotto questo cielo. Non è questione di nostalgia. Non tema Gianluca Farinelli, anche perché chi scrive, quando Dozza venne proclamato sindaco dal Comitato di Liberazione Nazionale, non era ancora nato. C’è che dal documentario di Rossi e Mellara, proiettato oggi in anteprima, concetti come Civiltà, Solidarietà, Senso dello stato (o della comunità) emergono chiari e netti. E da questa evidenza non possiamo che trarre la profonda distanza che oggi ci separa da loro, dagli usi e costumi, dalle scale di valori, dall’idea di pubblica amministrazione a cui il nostro triste convento ci ha abituati in questi ultimi decenni. Certo è un caso che la proiezione sia avvenuta a pochi giorni dallo scioglimento della giunta e dall’arrivo del commissario (alla quale facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, per il bene di tutti). Ed è pura coincidenza che Mario Giovannini ci parli del conflitto di interesse che gli impedì di continuare ad essere il segretario particolare di Dozza, perché decise di convolore a nozze con la dolce e compianta Luce, figlia del Primo Cittadino. E’ un caso che la ex assessore Adriana Lodi, a proposito di una sua trasferta in Danimarca (insieme ad una esponente dell’opposizione) dichiari che i viaggi all’estero erano cosa rara ed eccezionale e che per risparmiare si erano fatte ospitare a casa di un amico a Copenaghen. E’ un caso che un giornalista inglese si stupisse di quanto fosse basso lo stipendio del sindaco Fanti. E’ un caso. Ma nessuno ci può impedire di pensare che un diverso approccio alla gestione della cosa pubblica fosse possibile e venisse praticato. Niente di più, niente di meno, senza indulgere in nostalgie. Comunque sia, il documentario verrà proiettato il prossimo 24 febbraio all’interno di Visioni Italiane e ognuno di voi si farà una sua opinione. Io so solo, che per tanti motivi, l’ho trovato magnificamente istruttivo e sorprendentemente straziante.
No, il dibattito no!
Thursday, February 18th, 2010E invece, sì, il dibattito, questa volta potrebbe essere una buona cosa. Me lo fa pensare un post pubblicato da Massimo Del Papa sul suo blog Babysnakes. S’intitola «Un mare di plastica». Del Papa dice la sua sull’industria musicale nazionale, nulla di particolarmente nuovo per chi un po’ si interessa dell’argomento. Più interessante è l’affondo sulla “scena indipendente”, espressione della quale io stesso ho abusato più di una volta, svolgendo le mie mansioni di scribacchino. Piò o meno ci spara addosso ad alzo zero, prendendo spunto dall’amaro sfogo che Moltheni aveva affidato ad una recente intervista. «Di falso la scenetta “indipendente” ha questo, che millanta una distanza da una dimensione istituzionale, o se volete “dipendente”, alla quale è invece complementare. Qui, invece della plastica, c’è un mare di tetrapack che racchiude vino soavemente taroccato. Ma non lo dice nessuno, perchè la grande truffa dell’alternativo si regge sulla generosa connivenza di chi dovrebbe smascherarne la paraculaggine» scrive Del Papa e mi rendo conto che la classificazione manichea “Major cattive, indie buone” è affatto perniciosa e fuorviante. Anche nell’underground ci sono degli orticelli da curare, pure nel favoloso mondo delle etichette indipendenti c’è della fuffa, ma è sicuramente più facile prendersela con gli (ex) padroni del vapore, piuttosto che scoprire la polvere accumulata sotto al tappeto della “scena”. Dunque, presto, su questi schermi (blobbeschi o radiofonici) cercheremo di dar seguito al lancio del sasso di Moltheni e al recente post di Massimo Del Papa. Poi se qualcuno, nel frattempo, avesse voglia di dire la sua sull’argomento, a me e al mio amico Bonobo (che è incazzatissimo perchè non gli faccio vedere Sanremo e stasera c’è pure la Roma su Rete4), ci fa un sacco piacere.
Bonobo plenario
Saturday, February 13th, 2010
Bonobo vorrebbe fare il giornalista. Io certo non lo incoraggio. Quell’anima candida del mio amico peloso mica lo sa che è un mestieraccio. Niente, si è intestardito. Ho provato a farlo ragionare. Gli ho detto, a lui che è un tipo sensibile, delle frustrazioni e delle incertezze che questo lavoro rischia di riservargli. E i soldi? -Guarda, Bonobo – ho insistito -che se vuoi renderti indipendente, meglio che ti scegli un’altra occupazione. Anche perchè la concorrenza è forte e intanto i giornali vendono sempre meno. Le prospettive non son mica rosee…-. Come parlare a un sordo. Bonobo si è incapponito. Allora, l’unica cosa che posso fare è dirgli di fare un salto, lunedì prossimo, alle 21, alla sede dell’ASER (Strada Maggiore 6) e sentire che si dirà in questa prima riunione plenaria di giornalisti e collaboratori freelance convocata dal Free Ccp dell’Emilia Romagna. Si parlerà di tutele. Un tema sempre poco apprezzato dagli editori. Per la cronaca, parteciperanno la Vice Segretaria Nazionale Daniela Stigliano, responsabile della Fnsi per il lavoro autonomo e i precari, e un rappresentante dell’Inpgi.
Bonobo avvisato, mezzo salvato.


